ARCHIVIO ANTICHI VELIERI

ELENCO NUMERICO                                                                      ELENCO ALFABETICO


                                                         

097.              ASTREA                     

EX PIETRO ACCAME

   
Gentile concessione di Antichità Bruzzone, Genova    -    Autore: De Simone (attr.)
Autore: Marcello Bozzo - Email: bozzo@agenziabozzo.it

DATI ANAGRAFICI DEL VELIERO:

 TIPO:                                          Brigantino a palo 
 ANNO DI COSTRUZIONE:    1890
 CANTIERE:                              Loano
 COSTRUZIONE:                      Scafo in legno
 TONNELLAGGIO:                  807 t
 DIMENSIONI:                         lungh. mt. 56
 ARMATORE:                           Accame,  Genova; ? Sorrento; Adriani, Genova
 PORTO DI ARMAMENTO:  Genova
 CAPITANO:                              Edoardo Mennea

NOTE SUL VELIERO:

Questo veliero non è propriamente di Camogli. Lo inseriamo nella raccolta in quanto è a
Camogli che ha compiuto il suo destino.


Il brigantino a palo Astrea, di 807 tonn. di stazza, lungo 57 metri, era stato costruito nel 1890 nei cantieri di Loano, a quel tempo molto famosi e usati anche da vari armatori camogliesi.

Si chiamava originalmente Pietro Accame ed era proprietà di quella celebre famiglia di
armatori di Pietra Ligure – gli Accame - che poi si radicarono anche a Loano ed a Genova.

Nel 1886 lo acquistò un armatore di Meta di Sorrento, il quale poco dopo lo cedette
all'Armatore Adriani di Genova che lo ribattezzò Astrea.

La notte del 12 dicembre 1916 fece naufragio a Camogli.
 

                     
Estratto da:  IL SECOLO XIX del 14 DICEMBRE 1916
   
                      Una nave affondata a Camogli. Quattro marinai annegati.
Audace salvataggio di 6 marinai. Tutta Camogli assiste al naufragio della nave «Astrea».
  
Il terribile uragano che imperversò sulla coste del Tirreno fu causa a Camogli di una grave
sciagura. Le gigantesche ondate del mare in tempesta si infrangevano con inaudita violenza sugli scogli e sul molo del porticciolo della cittadina rivierasca e verso le 22,30 sono state la causa del naufragio della nave «Astrea».
  
La grande imbarcazione a tre alberi proveniva da Marsiglia in zavorra quando ad una
cinquantina di metri dalla costa si è trovata in balia delle terribili onde e non ha più
potuto governare.
  
Il suono cupo di un corno proveniente dal mare come un lamento, che chiamava soccorso,
venne udito da alcuni abitanti che a quell'ora erano ancora alzati. Ad esso si unì il rintocco della campana di stormo che mise in allarme tutta la cittadina marinara.
  
A bordo dell'«Astrea» c'erano 10 componenti dell'equipaggio. Sei di loro furono salvati
grazie al coraggio leonino di due abitanti di Camogli. Infatti, quando la nave era ormai
vicinissima alla riva, i marinai da bordo lanciarono una fune e Filippo Riva si tuffò tra
le onde per afferrarla. Coadiuvato da Vittorio Ansaldo, riuscì a tornare sul litorale e a
legarla alle sbarre di un'inferriata.
  
Con l'aiuto di questa corda vennero tratti sulla banchina 6 marinai. Gli altri rimasero
sull'imbarcazione pregando per la loro salvezza.
  
Alle 11,30, dopo una lotta terribile, la nave venne gettata sulla scogliera detta «Pianora
delle Chiappe». L'urto è terribile: uno sconquasso sinistro e tragico la manda in frantumi.
Alcuni pezzi della nave squarciata vengono proiettati sulla spiaggia. Quello che rimane
scompare inghiottito dai marosi, trascinando con sé i 4 uomini rimasti a bordo che muoiono
tutti annegati.
  
I membri dell'equipaggio salvati furono:
Caruso Paolo, di anni 35, di Trapani;
Damiani Michele, di anni 41, di Trapani;
Giacinto Giuseppe, di anni 34, di Trapani;
Virgilio Giuseppe, di anni 27, di Trapani;
Galleà Nicolò, di anni 27, di Trapani;
Solone Rosani, di anni 20, di Trapani.

  
I membri dell'equipaggio periti furono:
Mennea Edoardo, di anni 58, comandante, di Sorrento;
Fugallo Salvatore, di anni 57, di Trapani;
Di Rosa Francesco, di anni 45, di Castellammare di Stabia;
Antonio Genovesi, di anni 17, giovanotto.


Gli scogli della "Pianora delle Chiappe" attualmente sono interrati sotto la spiaggia.
  
   
Estratto tratto dai documenti della  Società Capitani e Macchinisti Navali di Camogli :
  
In quell’inverno del 1916, le “buriane” erano una dietro l’altra. La nostra costa era
flagellata dai cavalloni impetuosi, generati da un libeccio che pareva non avesse termine.
Erano passate da poco le 17 di quel 12 dicembre, quando un brigantino a palo, l’Astrea,
proveniente da Marsiglia, stava dirigendo su Genova per due motivi: perché era il suo porto di destinazione e perché aveva bisogno di “ridosso” da quel mare implacabile. Fu inutile: il porto di Genova era sbarrato poiché in quegli anni della Prima Guerra Mondiale, si bloccavano gli accessi ai porti dopo il tramonto.
   
Il Comandante Edoardo Mennea di Sorrento decide allora di mettere la prua verso Portofino, nella speranza che quel promontorio possa offrire un po’ di riparo al libeccio. Mentre il veliero si trova all’altezza di Camogli, verso le 22 la tempesta si fa più spietata e il Comandante decide di spiaggiare nella nostra costa, nell’intento di salvare la nave e
l’equipaggio. Un marinaio inizia a suonare il corno da nebbia, così da allertare gli abitanti di Camogli in quella tragica sera. Poco dopo, la spiaggia vicino alla chiesa vede brulicare molti camogliesi che cercano di offrire assistenza a quello sfortunato brigantino.
   
Tramite funi vengono salvate sei persone, ma quattro, incluso il Comandante Mennea, non ce la fanno. Poco dopo, verso mezzanotte, il veliero si sconquassa definitivamente sugli
scogli denominati “Pianora delle Chiappe”, cioè proprio sotto la nostra Basilica.
   
A Camogli, oggi rimangono ancora i resti di quella tragedia. Sulla terrazza verso mare del
Castel Dragone si trovano pezzi d’ancora dell’Astrea. Al nostro Civico Museo Marinaro “Gio Bono Ferrari” si trova una bigotta che serviva a collegare insieme più manovre dormienti, dono di Ido Battistone, l’indimenticato leader del famoso sciabecco camogliese “O Dragon”.