ARCHIVIO NAVI DA GUERRA

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1079 C.

RE D'ITALIA*
1863
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Epoca della foto: fine 1865 o inizio 1866 Fotografo: sconosciuto

Origine: Archivio Storico della Marina

autore: Marcello Bozzo   NOTE:    bozzo@agenziabozzo.it

Nome Re d'Italia
Tipo fregata corazzata mista vela / motore
Classe Re d'Italia
Unità Re d'Italia
Re del Portogallo
Cantiere Webb, New York
Impostazione 21 novembre 1861
Varo 18 aprile 1863
Completamento 14 settembre 1864
Servizio 15 aprile 1865
Dislocamento normale 5700 tonn.
Dimensioni lunghezza f.t. 99,61 m.
lunghezza p.p. 83,82 m.
larghezza 16,76 m.
immersione 6,17 m.
Propulsione 1 motrice alternativa a singola espansione
6 caldaie tubolari rettangolari
potenza 1.812 ihp
Velatura per mq. 1.980 armata a brigantino a palo (due alberi a vele quadre ed uno con vele auriche)
Velocità 10,8 nodi
Autonomia 1.800 miglia a 10,5 nodi
Combustibile n.d.
Protezione scafo: piastre in ferro da 120 mm.
Armamento Armamento: (artiglierie in batteria)
2 cannoni rigati da 200 mm.
30 cannoni rigati da 160 mm.
4 cannoni lisci da 72 libbre
Equipaggio 550 uomini (25 ufficiali e 525 marinai)
Disarmo //
Radiazione //
Destino affondata il 20 luglio 1866
Note tecniche Il contratto con il cantiere Webb venne stipulato il 7 agosto 1861 ed il comandante Delsanto e l'ingegner Pucci sovraintesero ai lavori di costruzione.
Tipo di vascello derivato dalla Gloire francese: scafo in legno interamente protetto da piastre esterne in ferro, artiglierie in batteria con tutti i pezzi ad anima rigata tranne i cannoni da 72 libbre ad anima liscia.
Sperone riportato in ferro fuso, aveva la poppa col timone scoperto ed indifeso sia ai colpi di mare che all'offesa nemica.
L'apparato motore venne progettato e costruito negli Stati Uniti e rappresentò quanto di meglio l'industria americana di quel tempo riuscisse a produrre.
All'atto pratico le due navi risultarono inferiori alle aspettative, sia perché avevano gli scafi in legno, sia per la loro scarsa manovrabilità oltre che per l'inaffidabilità di molte apparecchiature interne.
Note storiche Venne presa in consegna dall'equipaggio italiano il 19 settembre 1863. Lasciati gli Stati Uniti l'8 marzo 1864, giunse in Italia il 10 aprile.
Il 15 aprile 1865 alzò l'insegna del Comandante in Capo di Squadra e l'anno seguente fu assegnata all'Armata d'Operazioni per le azioni contro l'Austria in Adriatico nel 1866.
Il 7 maggio 1866 l'Ammiraglio Persano s'imbarcò sulla RN Re d'Italia.
L'11 maggio il Capitano di Vascello di 1a. Classe Emilio Faà di Bruno assunse il comando dell'unità.
La RN Re d'Italia rimase a Taranto sino al 21 giugno 1866, si trasferì poi con le altre unità ad Ancona dove giunse il 25.
Il 16 luglio la Squadra lasciò Ancona per attaccare le fortezze di Lissa. Il 18 ed il 19 luglio la RN Re d'Italia bombardò i forti di Porto San Giorgio.
Il 20 luglio 1866, dopo l'avvistamento nelle acque di Lissa della squadra austriaca, la fregata corazzata prese posto nel gruppo centrale della linea delle corazzate.
A trecento metri dalle corazzate austriache aprì un fuoco violento con le artiglierie al quale il nemico rispose con pari vigore.
Nel corso dello scontro, trovandosi circondata dalle unità avversarie SMS Ferdinand Max, SMS Salamander, SMS Don Juan e SMS Drake, una granata nemica produsse un principio d'incendio nell'alloggio dell'ammiraglio, ed un altro colpo troncò gli organi di comunicazione del timone col palco di comando tanto da non poter più governare.
La RN Re d'Italia rimase indietro a combattere contro il grosso della squadra nemica, mentre l'ammiraglia austriaca SMS Ferdinand Max dirigeva a tutta forza per investirla.
L'urto non poté essere evitato: la SMS Ferdinand Max piombò addosso alla RN Re d'Italia a tutta forza.
Lo sperone della SMS Ferdinand Max penetrò nel fianco della RN Re d'Italia che si abbatté a babordo; nelle batterie coperte i cannonieri erano rimasti ai loro pezzi ed il comandante italiano ordinò che la fiancata di fuoco partisse sull'avversario.
I cannoni della RN Re D'Italia erano ancora fumanti quando già toccavano l'acqua col fianco squarciato della nave che affondava.

Delle 550 persone che erano a bordo, se ne salvarono solo 167. Il Comandante Faà di Bruno, ferito ad una gamba, sparì con la sua nave che colava a picco.
Didascalia La RN Re D'Italia a Napoli.
*) Vi è una discussione in corso sull'attribuzione della nave: alcuni esperti, tra i quali lo studioso Franco Bargoni, la danno invece come la gemella "Re del Portogallo".
Foto Altre rare immagini della RN Re d'Italia alle schede 1119C, 1259C.

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